2014 22 giugno

VIENNA - GRADO 1892-1914. EROS E BELLEZZA PRELUDIO DELLA FINE

VIENNA - GRADO 1892-1914. EROS E BELLEZZA PRELUDIO DELLA FINE
dal 4 luglio Sala Mostre GIT SpA Ingresso principale della Spiaggia

VIENNA - GRADO 1892-1914. EROS E BELLEZZA PRELUDIO DELLA FINE

Nella Vienna di fine secolo in cui la figura femminile occupa un rango di eccellenza, la bellezza assume la funzione superiore di simbolo, come nella Salomè o nella nuda verità di Klimt, e la mantiene anche nel capovolgimento infernale e nella rivelazione dell’orrore che ci offre Egon Schiele.

La femminilità è intesa a Vienna e nel suo territorio
spirituale  come nodo che stringe insieme bellezza e intelligenza, energia morale e dominio sulla sfera dell’azione, e il mondo mitteleuropeo è illuminato,  proprio a fine secolo, da donne irripetibili, nelle quali  ai connotati già detti si aggiunge qualcosa di ulteriormente superiore: Alma Mahler, Lou Andreas Salomé, l’imperatrice Sissi, vittima innocente nel 1898 del suo assassino, l’anarchico Luigi Luccheni.

Da un anno esisteva il movimento artistico denominato “Wiener Secession”, promosso dallo scrittore Ludwig Hevesi  e dal pittore Gustav Klimt, che chiamarono a sé
importanti artisti fra i quali Kolo Moser, Alfred
Roller, Josef Hoffmann, Josef M. Olbrich, Josef M. Auchentaller, Ernst Stöhr,  Otto Wagner e diverse donne.

Letterati come Rainer Maria Rilke, Hugo von Hofmannsthal lavorarono in sintonia con gli artisti per perseguire il fine di essere europei, portando l’arte al di fuori dei
confini della capitale. Ciò significava assai più “tradizione” che “rivoluzione”; la lingua latina usata per intitolare la mirabile rivista della Secession, «Ver Sacrum», ne
era la prova.

L’antica Roma repubblicana chiamava “primavera sacra” la trasmigrazione delle giovani generazioni verso altre terre, per fondare colonie, ma non
soltanto per motivi demografici, economici,
di conquista; anche e soprattutto per infondere il sangue e lo spirito della propria natura.

La rivista, pubblicata dal 1898 al 1903, era un omaggio all’ideale di bellezza che promana con evidenza fisica nel suo abbagliante splendore, in cui pittura, grafica, poesia e musica si fondono in un tutt’uno.

E’ una bellezza
enigmatica, come la bellezza di Vienna, la bellezza di Sissi, la bellezza delle pagine di «Ver Sacrum», ma anche sensuale come sensuali sono le donne
di Klimt.

E la femme fatal ad essere protagonista: celebrazione ambivalente della bellezza femminile, in cui i paramenti preziosi del suo trionfo sono anche la
sua prigione. Donne fasciate in guaine dorate, i cui volti e mani rivelano una delicata tensione spirituale che rimane tuttavia sospesa, immobilizzata entro
la cornice formale.

L’erotismo era per Klimt “la porta per il paradiso”.  Ritrasse donne simbolo di voluttà, le immortalò anche in posizioni intime o nella dolcezza dell’abbandono.
Giochi di ambiguità, volto estatico dell’eros,
passione sublimata in arabeschi eleganti e struggenti, perché l’estasi erotica per Klimt non può che essere declinata al
femminile, proprio per quella
capacità di abbandono tanto demonizzata dalla cultura misogina di fine secolo.

Donne appena vestite, nudi dormienti furono accettati dalla borghesia e dall’aristocrazia viennese: con la ricchezza  e l’opulenza della rappresentazione Klimt vinse i
pregiudizi morali.

Con altrettanta abilità, scevra tuttavia della componente erotica, Josef Maria Auchentaller, membro della Secessione viennese e amico personale di Gustav Klimt,
 residente da tempo
a Grado, immortalò splendide figure femminili. L’artista, che si trasferì sull’Isola, incantato dalla sua bellezza, la esaltò nei suoi quattro elementi
aristotelici: la terra (spiaggia e laguna); l’acqua (il mare azzurro), l’aria (il cielo ricco di nuvole e le nubi hanno la sostanza dei sogni), il fuoco (l’operosità dei suoi
 abitanti).
La bellezza femminile sprigionava dalla
sfilata di “sirene”, di bagnanti che gareggiavano in bellezza e nell’audacia dei primi costumi. La bellezza a Grado si
rifletteva però anche nei simposi
culturali perché la “Bellezza” a Vienna come nella stazione balneare trovava radici anche nella cultura.

                                                                                            
Prof. Marina Bressan

 

 





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